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IL FLAUTO E L’IMPROVVISAZIONE 2
(Vedi anche CAPITOLO 4 sull’improvvisazione)

Lo spunto per parlare di improvvisazione del flauto nella musica contemporanea lo troviamo nei lavori di teatro musicale che nel 2005 ho intraperso sia per “la Creatua di sabbia” di Bel Jelloun (andata in scena al Festival di Palinuro per la “Compgnia del Giullare” con la regia di Andrea Carraro) sia per “Alice in Nosferatu” per il Festival Musica Experimento di Roma.
Nella Creatura di Sabbia troviamo una presenza del flauto come solista e come unica voce protagonista dell’opera (come altr ego del protagonista stesso),Il flauto si muove su temi neotonali e in alcuni casi reiterativi sottolineando la scena.
Le musiche vengono scelte sul comportamento scenico e sulll’impatto descrittivo,viene capito l’ambito espressivo aggettivandolo con allocuzioni come per esempio:dolce,esasperato,triste,aggressivo ecc;un po’ come succede nella musica barocca della teoria degli affetti e nella musica indiana con la descrizione delle tonaltà emotive.
Tale descrizione viene poi manifestata attraverso la scelta intuitiva dello stato relativo attraverso il materiale musicale più adeguato allo scopo.Il materiale viene mentalmente preselezionato secondo la logica dell’estetica musicale imperante, secondo cui ogni forma o, meglio, ogni suono che esce deve seguire la regola di una estetica per cui alle volte i suoni possono risultare magari troppo tonali,troppo lunghi o corti,troppo atonali,con intervalli troppo o poco incisivi ed efficaci.Insomma l’improvvisazione segue le regole della composizione ma in maniera subitanea e soprattutto intuitiva.
Per intuitiva intendo la immedesimazione totale del musicista nell ambiente “da musicare” sapendo che per inteagire con l’ambiente ha a disposizione solo il proprio strumento, per cui il suonare deve diventare per forza un parlare e un comunicare.
“La nota giusta al momento giusto”:questo è lo slogan noto agli improvvisatori.
La seconda esperienza riguarda invece un lavoro di gruppo col trombonista Michele Lomuto e il pianista jazz Riccardo Fassi con alcune interazioni elettroniche di base.
Qui il materiale improvvisativo scelto a priori dal compositore Enrico Cocco è definito secondo un percorso atonale ed intervallare per certi versi cromatico (es.scale ascendenti o discendenti,suoni ribattuti,andamenti metronomici sostenuti e via dicendo.) Gli interpreti in questo caso sono lo “spettro sonoro” dei relativi attori.
La totale libertà espressiva ha permesso uno stato di puro divertimento.
La preparazione psico attitudinale per esercitarsi nell’improvvisazione contemporanea per flauto (tralasciando per ora le improvvisazione negli altri generi musicali che rappresentano capitoli a sé)
richiede un continuo studio tecnico del suono e della diteggiatura per garantire sempre la prontezza esecutiva; e poi ancora una preparazione riguardo al materiale musicale da inserire attraverso magari lo studio di pattern anche tonali (salti,progressioni,scale) ma soprattutto una memoria formale del materiale sonoro immesso nella improvvisazione.
Aldilà di esercizi come pattern e progressioni, c’è un efficace esercizio come l’ear training,ovvero la riproduzione ad orecchio di suoni preascoltati.
L’importante per improvvisare è garantire sempre una struttura formale che abbia un senso compiuto:sapere in anticipo e in concomitanza le cose musicali da dire.Il materiale è ovviamente infinito ma un buon esercizio preparatorio sulla esplorazione delle risorse sonore dello strumento va sempre fatto soprattuto in questo caso utilizzando tutte le tecniche contemporanee come i frullati,i soffi,gli effetti,i colpi di lingua ecc.










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