IL FLAUTO
Il flauto e le nuove tendenze
cap.1
"flautista" di MARINO BARATELLO
Entrare nella dimensione “flautista” del compositore veneziano Marino Baratello significa caricarsi di adrenalina e forza fisica ed esprimere un mondo poetico flautistico fatto di forza ed energia quasi primordiale.
Questa è l’idea che mi sono fatto, dopo averlo più vole suonato non ultimo a Baltimora e ad Athens in Georgia (la città appunto della musica rock).
Tale energia viene desunta appunto dalla musica rock alla quale il brano fa per certi versi,riferimento :si apre infatti, dopo una breve introduzione a scala evolutiva quasi a caricare “la molla energetica”, con un doppio pentagramma dove suonano all’unisono il flauto e la voce del flautsita (stile Ian Anderson per intenderci) su strutture ritmiche aggressive fatte di quartine di semicrome (ESempio) ,attacchi in levare, anacrusi ecc,con accenti diversificati, con una sonorità generalmente forte e dunque con un carattere fortemente sincopato e accentato, che pone sin da subito l’atteggiamento dichiarativo dell’esecutore ad una musica forte .
La forte connotazione viene data anche dall’andatura metronomica stabilita a 152 e quindi con un BPM a tale velocità automaticamente lo “spirito” diviene sostenuto.
La struttura intervallare si presenta a gruppi di note che saltano di registro alto e grave utilizzando micro scale apparentemente modali (ES).Anche il linguaggio timbrico oltre a caratterizzarsi per la presenza della voce viene alternato a delle note in frullato e acciaccature (ES) che sporcano per così dire la linea melodica quasi a sottolineare la supremazia della forte energia rispetto alla pulizia del suono;come se un contenitore come il bel suono non fosse adatto a contenere tuttò ciò che si ha da dire.
Infatti questa è la caratteristica anche del rock con le chitarre graffianti e il suono “cattivo”.
Interessante comunque il dialogo che si viene ad instaurare tra la ritmicità compulsiva e qualcosa di più morbido, come certa espressività lirica che gradatamente viene ad instaurarsi tra le pieghe del ritmo.Si può infatti notare ciò in certi passaggi legati (ES) in certe interruzioni della voce (ES),in certo alternarsi tra sonorità forte e piano (ES). Lentamente anche la compulsività scema per placarsi su glissandi che lascerebbero pensare a riferimenti jazzistici e che preludono a pattern minimlisti fino ad esaurire tutto il primo episodio o il primo movimento in un la coronato assunto a summa conclusiva gravitazionale di tutto lo “spleen” del I movimento.
Il secondo movimento a metronomo 50 prende, per così dire, tutta un’altra piega,in quanto il flauto diventa strumento di languore sensuale e seducente con oscillazioni melodiche fatte di gruppetti ascendenti e discendenti che unsicono due punti sonori pevalentemente ad intervalli di 7°.
Ancora piccole reminiscenze come convulsioni del movimento precedente (ES) interrompono il discorso musicale iniziato.Tutto il ritmo si fa più lento e pacato:a sottolinearlo è l’introduzione della figura ritmica (ES) di dilatazione del ribattuto ripetuto per tre volte.
In questa sezione lenta troviamo tutti gli elementi che caratterizzano il pezzo, come appunto i ribattuti, i glissati, i gruppetti, i pattern, i frullati, le acciaccauture, i trilli, i tremoli con tutta una sonorità generale in piano.
La struttura intrvallare si muove tra salti,gradi congiunti,settime e ribattuti,fino ad esaurirsi sul do finale in terza ottava.
Ma subito riparte di gran corsa il tempo primo a 152 stavolta con una ritmicità appoggiata sui tempi forti e deboli quasi come un walkin bass del Jazz.Così il flauto a timbrica soffiata, appoggia le fondamentali di un ipotetico giro armonico fino a salire ad un registo acuto dove il suono si fa più normale e qui arriva uno strano gioco di colloquio sonoro a tre, tra le chiavi percussive (ES)nuovo elemento timbrico introdotto, la voce e i suoni cosidetti normali,quasi ad esasperare un discorso già avviato, ma che non sa più dove andare a parare,come una sorta di empasse discorsiva,credo ad evidenziare l’eccesso di aggressività espressiva iniziale che esaurisce presto la propria scorta energetica.
Un nuovo gioco melodico si instaura a gradi congiunti discendenti (ES),ancora forte la presenza di accenti,ma con una nuova caratteristica timbrica:gli armonici.(ES) Tali armonici vengono usati quasi fossero dei cluster con un effetto sonoro quindi più di natura ritmica che melodica.
La conclusione si avvia da un utilizzo di materiale melodico che richiama intervalli gi usati in precedenza con introduzioni di scale o accordi di sapore Jazz.Infatti l’ultimo segmento melodico si manifesta con un chiaro arpeggio di la- 7+.
Il brano, a me particolarmente caro, è’ una sorta di incontro tra linguaggi e stili differenti,un incontro interiore e non un accostamento esteriore fattò di clichè e citazioni, ma un vero e proprio sincretismo, un dialogo intra musicale.
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