IL FLAUTO
Il flauto e le nuove tendenze cap 9
Evan Ziporyn
"Speak At-man"
Evan Ziporyn
“Speak At-Man”
2006
Parlare del brano del compositore newyorkese Evan Ziporyn “speak at man,” da me presentato in prima esecuzione a Sofia nel giugno 2007 e successivamente a New York con la pianista Elitza Harbova, è una possibilità che mi permette di esprimere alcuni aspetti della poetica del flauto a me particolarmente cari.
Mi riferisco alla espressività un po’ magica e ipnotica dello strumento.Una espressività al contempo carica e ricca di energia sonora.
Il pezzo è per flauto in sol e pianoforte.Già la tessitura , la timbrica e la qualità sonora del flauto in sol prelude ad un brano scuro, misteriso, ma al tempo stesso diretto e agile.
Il brano apre con figurazioni di trentaduesimi in andamento sinusoidale, come microonde continue che oscillano pentatonicamente tra due intervalli di ottava, poi scendendo un poco di metronomo stabilizza l’onda con continui discorsi di ipnotismo musicale. Dopo 20 battute circa, il quadro sonoro cambia in colori microtonali di unisoni ritmici e ribattuti (color wobble)per poi confluire nel gia noto gioco ondivago precedente, ma solo per un breve attimo,ritorna infatti il disegno microtonale,fa ancora un riferimento alle onde ottavate e poi improvvisamente cede il passo a dei microtoni, quasi glissandi a figurazione terzinata, poi diversificata:dei glissandi che a larghi ribattuti ritmici uniscono un quarto di tono.
Da battuta 59 entra la parte ritmico percussiva con accenti e slap marcatissimi come se il flauto fosse un tamburo.La caratteristica melodica è sempre basata su una scala pentatonica quasi a dare non un senso melodico, ma un ambito epressivo, una regione sonora.Lentamente questa parte ritmica comincia ad accumulare materiale e lentamente a sfaldarsi in trame sempre più complesse e a velicità sostenuta.Ritorna ancora la differenziazione timbrica di color wobble introducendo la voce come bordone o come pedale armonico cambiando 5 toniche fondamentali.Segue nuovamente la parte ritmico percussiva accentata cambiando questa volta anche la scala alternandola alla consueta.Da batt.100 c’è come un ponte di passaggio con elementi già usati ma leggermente diversamente articolati, per entrare in una fase molto “noise”, molto rumoristica con frullati, armonici e multifonici e voce glissante su una nota di base, quasi a produrre un suono elettronico distrorto. Successivamente ci si avvia verso la parte finale con interazioni ritmico melodiche che mutuano e ricompongono le figurazioni ascoltate finora, in nuove trame e particelle, tecnicamente molto impegnative.Il finale da batt.133 gioca su un nuovo elemento agogico:l’accelerazione e la decelerazione come se fosse un gioco da bambini, apparentemente senza senso, ma appunto attribuendo al pezzo un aura ludica e ironica:oscillazioni tra due intervalli di 11° e 13° in continuo cambio metronomico. Le ultime battute sono contrassegnate da un metronomo a 160 che vorticosamente arriva alla fine attraverso le onde dell’ inizio e cenni di altri elementi ascoltati fino alla volata glissata con suono e voce dell’ultimo suono.
Un percorso globale che guida l’ascoltatore verso suoni sempre nuovi e mai scontati con linguaggi consueti e consolidati ma allo stesso tempo messi in maniera strutturale e linguistica che ne esaltano la forza espressiva.Il pezzo è un misto di già sentito e di nuovo insieme.
Il titolo dal duplice senso di “parla all’uomo” (man)e “parla all’anima” (Atman), invita ad una esecuzione quasi rituale dove appunto si evince la possibilità del soffio di arrivare all’anima
La parte pianistica ha una funzione di risonanza, lascia principalmente vibrare certe corde vuote o certe corde percosse che colorano non tanto timbricamente, quanto in altezze, la parte flautistica evidenziando alcune note fondamentali e rafforzando di più la comunicazione melodica
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