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 IL FLAUTO 

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 IL FLAUTO 

IL NUOVO RUOLO DEL FLAUTO NEL MONDO

Credo che nel XXI secolo sia tempo di cambiare la prospettiva del flauto nel mondo.
Come viene considerato oggi il flauto e soprattutto il flautista?
Un signore elegante, con un po’ di puzza sotto al naso, rimasto ancorato a mentalità ottocentesche, legati ad un epoca tramontata., musica a volte da museo, a volte da revival anni 70 fatta di frequentazioni jazz rock, a volte a sterili sperimentalismi, il tutto per avere, nel migliore dei casi, un po’ di gloria , ma sempre relativamente misera, rispetto ad altre forme di arte, o, nel peggiore dei casi, da sostentamento familiare. Altro è invece la situazione per coloro che si dilettano,ma questo è un altro argomento.
Finita l’epoca barocca, l’epoca classica e romantica, finito il 900, finite le sregolatezze avanguardistiche, i disfacimenti sonori del flauto, cosa ci si aspetta da un futuro orami prossimo?
Abbiamo un grande strumento musicale tra le mani, capace di meravigliare, di trasgredire, di parlare alle masse fin dall’antichità,di destare equilibri apollinei ed austeri con le grandi musiche classiche, di portare quel pizzico di magia e di incanto, di evocare nature e paesaggi incontaminati: insomma uno strumento che va, per la forza delle sue simbologie, assolutamente attualizzato ai tempi odierni.Il flauto deve tornare a far sentire la sua voce nelle piazze,nei mass media;la sua simboloigia è cosi potente che non si può tenerla nascosta dietro ai bei tempi che furono.
Perché ci si barrica dietro al virtuosismo che pochi vogliono e sanno ascoltare, dietro a un bel suono che sa troppe volte di pulito e di felice, quando i tempi non sempre lo sono.A che serve gareggiare, competere in mille per un posto unico, quando si possono avere mille posti per un flautista?Basta allargare gli orizzonti, abbiamo un mare infinito di suoni e possibilità, di linguaggi, ma abbiamo paura di proporre, di osare, e diciamo… chissà come verrà, come la vedono coloro che non cambiano mai (immobilismo= morte), poi rimarrò emarginato, un fuoriclasse.ecc.E’ vero altresi che c’è posto per tutti, per chi vuole guardare avanti e per chi vuole rimanere attacato al passato, il mio è un invito ad aggiungere numericamente qualcosa in più tra coloro che guardano avanti.
Si può obiettare che non c’è più stato nulla di cosi importante nella letteratura del flauto: va bene, se non c’ stato nulla, vuol dire che viviamo tempi più poveri culturalmente, ma sempre importanti per il mondo e la storia, la gente non ha mai smesso di vivere di musica. Dobbiamo spalancare le porte della creatività,invitare compositori a nuovi territori,contaminazioni,stili:ricreare un “design flautistico”contemporaneo che penetri nelle case,e soprattutto nei cuori e nelle menti, che riesca a muovere e a commuovere,una vera magia insomma (ma abbiamo lo strumento adatto!!).Dunque cambiamo i concorsi, i corsi di studio, i posti di lavoro, i programmi dei concerti, gli artisti collaboratori. Attualmente tutto è finalizzato a creare quel tipo di economia che si regga sul flauto, e dunque si fa e si studia ciò che richiede il mercato oggi, che è quello principalmente della classica,ma il mercato non è mai fermo, bisgona aprire nuova strade al mercato., ciò significa innovare, ma se non innoviamo noi chi lo fa per noi? Bisogna aggiungere accanto al vecchio ciò che è nuovo, avere cura dei propri germogli, perché sono il futuro, bisogna portare il mondo del flauto vicino alle altre arti, vicino al mondo economico e produttivo, vicino alle scienze e alle filosofie, alla tecnica.I suoi simboli allora continueranno a vivere nella realtà culturale, perché vivi, quindi attuali, non vecchi.




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