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 IL FLAUTO 

Il flauto e le nuove tendenze
cap 2
"Automa I" di Marcello Filotei

“Non cerco la tragedia ma ne subisco la vocazione”. Ho letto il verso di Giovanni Giudici su un’antologia dei poeti italiani del ‘900, uno di quei libri che si sfogliano perché una citazione colta fa sempre comodo. “Fermi tutti”, mi sono detto, questo verso “è” il mio pezzo. In realtà Automa I avevo cominciato a comporlo partendo da un’idea meramente tecnica: un solista emette cinque suoni in un microfono, dopo di che tutto avviene ineluttabilmente nel mio computer, non si può più intervenire. Un po’ come nella vita: uno prende una decisione, magari pensa che non sia nemmeno troppo importante, ma poi tutto scivola con naturalezza verso il suo destino entropico. Io però tutto questo non l’avevo mica pensato prima, io volevo solamente costruire un automa musicale. Perché, vede dottore, in realtà io non cerco la tragedia, è che ne subisco irrimediabilmente la vocazione. Già finito il tempo? Passati i 45 minuti? Credo che non verrò più dottore... Giovedì? Sì a giovedì.
marcello filotei
Questa introduzione di Marcello Filotei, ci da un quadro di riferimento su cosa possiamo aspettarci da Automa I per flauto.
Esistono altre versioni di Automa pensate per altri strumenti (come per esempio il clarinetto), un po’ come le sequenze di Berio scritte ciascuna per strumenti diversi.
Una sequenza di materiali flautistici molto semplici come una fa basso lungo, un cluster sul do basso, un colpo di chiave,
che immessi nella macchina computer, vengono eleborati e ripresentati ogni volta.
La logica è quella dell’accumulo e del confornto tra tutti i materiali preesistenti e immessi.con una consequenzialità temporale fino alla sovrapposizione finale, sempre in crescendo rossiniano.
L’effetto è quello della sensazione di ineluttabilità di un qualsiasi procedimento, come è la vita stessa.
Qui la parte principale spetta ovviamente al computer, e alla composizione in se, che asume in questo caso le sembianze sonore del flauto.
La parte flautistica, estremamte semplice dal punto di vista dell’ articolazione del linguaggio, adotta però una precisione certosina nel momento della scelta dell’esecuzione del materiale, che deve essere assolutamente puro, in quanto qualsiasi minima sporcatura diventerà nel corso del tempo (6 minuti circa) una macroscopica macchia sonora.per cui la enorme perizia tecnica è estremamente richiesta nell’affrontare l’esecuzione dei materiali di base.
Particolarità di questo brano è che presenta una partitura spazio temporale per cui viene sincoronizzata con un video nel quale Bruno Maderna in persona è riprodotto mentre da degli attacchi di direzione d’orchestra ,che vengono qundi associati all’attacco dei diversi materiali previsti in partitura ed eseguibili dal flauitsta.
Molto interessante quindi associare questa pezzo a brani di Maderna come per esempio “Musica su due dumensioni” o altro.
La cifra stilistica del flauto non è volutamente evidenziata in quanto il materiale musicale e primariamente informe, cioè non articolato in un linguaggio.Il linguaggio viene codificato dal programma Automa che ne configura una sua struttura appunto di accumulazione, un po’come avviene su certi riferimenti alla musica minimalista, o altre tecniche compositive.
La scelta dei materiali musicali è in questo caso desunta da una commissione che il sottocritto a richiesto al compositore, in quanto il brano doveva essere il prosieguo di un brano dal titolo “Barcarola” per flauto e quartetto strumentale, contenuto nel mio doppio cd “Beyond” the crossing flute. Tale brano era basato su un una tonica di fa e presentava alcuni effetti caratteristici com appunto i colpi di chiave e altro.Tali “segni particolari” sono stati quindi ripresi e trattati dal compoisitore come materiale di introduzione al sistema di Automa.
Il riferimento ad Automa come prima composizione (I) è la dedica al flauto.
La legenda in partitura enuncia le seguenti note per il flauto basso:
suono 1 soffio (deve avere una forte componente d’aria)
suono 2 emisione tradizionale (deve essere molto cosposo)
suono 3 slap (può essere staccato o di altra natura ma comunque molto breve
suono 4 frullato (deve essere molto variabile al suointerno)
suono 5 cluster
Il flautista entra in scena, accende il computer, preme avvio per avviare il processore e su indicazioni di attacchi dal video sul monitor del computer e sulla scena, emette i cinque suoni previsti in partitura.Gli attacchi ovviamente sono presi dal gesto di Bruno Maderna.Poi il flautista si siede, ascolta l’evolversi automatica della musica e interviene per l’ultimo suono, chiudendo poi il computer.La musica automatica viene riprodotta in quadrifonia intorno al pubblico in sala




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