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 LA MUSICA 

"La dimensione spirituale della musica"
di Andrea Ceccomori


Prima parte

Per affrontare, seppure sommariamente, l'argomento, di per sè molto ampio, della dimensione spirituale della musica, occorre sapere cosa c'è oggi di "spirituale", e cosa è spirituale, nella musica che ascoltiamo, musica che quotidianamente ci circonda e nella quale siamo anche, nostro malgrado, immersi?
Potremmo dire che esiste oggi una sorta di rituale magico legato alla musica, rituale per lo più inconsapevole, per cui la ripetizione e la frequentazione di ceri tipi di musica o certi generi musicali finiscono per indurre poi un comportamento, una morale e un modo di vivere, di essere e di interagire con gli altri e col mondo.
Ovviamente la musica è nata con la magia e, in certo qual modo, è magia, perché cantando o suonando qualcosa è come se possedessimo quella cosa stessa: prendiamo ad esempio una canzone che ci lega emotivamente ad un situazione o ci ricorda una persona: ecco che cantando quel motivo possediamo e viviamo la situazione o la persona in questione.
Ma la spiritualità della musica non è solo magia, è anche il centro dove poggia la musica, è la forza della musica, è l'energia che permette al suono di manifestarsi ,è ispirazione, è tensione, è movimento e vibrazione, è elettricità e luce, è atto creativo.
Ma, attenzione, non solo: è anche e comunque la dimensione sottile della musica, per cui tutta la musica esiste come manifestazione di qualcosa di soprannaturale :appunto di spirituale e di invisibile. Quando parliamo della dimensione spirituale della musica parliamo di tutte queste cose insieme.
Abbiamo quindi diversi tipi di musica "spirituale" e diversi modi di approccio alla musica spirituale e ancora diverse utilizzazione e fruizioni della musica spirituale.
Oggi esistono molti aspetti della musica legati allo spirito.
Per esempio nella nostra tradizione occidentale ci sono molte musiche ispirate a valori religiosi e mistici: dalla lauda medievale, che esprimeva devozione popolare, alla musica liturgica e paraliturgica: esistono oggi nel perpetuarsi di queste forme, vuoi per prassi di culto che per semplici esibizioni, dei riferimenti alla musica intesa come pura ispirazione: ispirazione cioè ai principi religiosi.
L'artista cerca di trasformare musicalmente le sensazioni che si provano entrando in contatto con il motivo ispiratore: questo è l'aspetto ispirativo della musica.
Diverso è il rapporto spirituale che oggi molte culture extraeuropee intrattengono con il divino. Per lo più si tratta di forme primitive di divinazione o rituali magici, ma ciò che più conta è il linguaggio musicale che alcune civiltà hanno nei millenni affinato e codificato. Si tratta di civiltà musicali come quella indiana, cinese, araba dove il linguaggio musicale parla realmente di qualcosa che sta al di là del linguaggio stesso. Forse sono oggi i linguaggi più vicini all'utopia di in linguaggio universale.
Per esempio la musica indiana, codificata nel sistema dei raga (melodie) e dei tala (ritmi) esprime un sistema di conoscenze di causa effetto legato alle cose reali come le stagioni, le giornate, i cicli della vita ecc. in questo caso la musica non è più ispirazione ma conoscenza (rapporto segno- suono- effetto).
Ma per venire più vicino alla nostra sensibilità di occidentali possiamo citare l'arte sublime di J.S.Bach.
la sua musica è quanto di più perfetto si posa pensare ed architettare su un linguaggio musicale che, per altro, è il nostro linguaggio: il sistema tonale che appunto con Bach raggiunge l'apoteosi.
Si tratta di una musica rigorosa dove il più piccolo elemento è in qualche modo contenuto e rappresentato nel tutto, cioè il tutto nella parte e la parte nel tutto, il rapporto micro e macro degli elementi musicali: per cui la musica di Bach è sempre uguale a se stessa ma sempre nuova e diversa. ovunque ci si trovi nel tessuto musicale; nella sua griglia compositiva, si ha sempre la medesima sensazione, sempre rafforzata, proprio in virtù della reversibilità e della fluidità della composizione.
In Mozart abbiamo invece una forma sublime di linguaggio musicale, spontaneo, diretto per cui si può dire che con Mozart è come se fosse il divino che parla direttamente nella freschezza dirompente delle sue note.
Wagner, ha invece sviluppato un pensiero musicale forte per cui la sua musica sembra più penetrare l'Intelletto umano fino a congiungerlo col divino per cui il pensiero si fa emanazione dello spirito.
Due figure invece caratteristiche del rapporto tra musica e spiritualità sono Giacinto Scelsi e Karleinz Stockhausen, di cui parleremo in maniera più completa più avanti. Due musicisti legati in qualche modo alla dimensione spirituale della musica: il primo è caratteristico per una sorta di ascolto diretto attraverso un orecchio interno, il secondo per l'atteggiamento scientifico- razionale rivolto alla musica.
Possiamo infine parlare dell'aspetto della musica dance, rock e quant’altro, che oggi imperversa soprattutto nella cultura giovanile, e che vede manifestarsi energie e configurazioni extramusicali. Queste energie e queste forze sono chiamate, evocate dal suono stesso per cui una musica di un certo tipo porta inevitabilmente con sé quelle situazioni, quelle emozioni ,quei pensieri e sensazioni a cui essa è inscindibilmente legata.
Non c’è niente da fare: a musica è un’arma, ha un potere sottile e persuasivo.

A questo punto possiamo inoltrarci su un percorso che ci porta a cercare di comprendere cosa sia la musica e perché abbia un così forte potere.
La musica è essenzialmente vibrazione: un andirivieni di particelle sonore che si muovono in continuazione, come, del resto tutto ciò che esiste si muove, il movimento è la vita. Ora ogni vibrazione, ogni tipo di movimento rappresenta una cosa ,un’entità, un modo di essere, di vivere, di concepire: insomma una modalità.
Così tutte le cose cominciano a muoversi, a girare, implodono , esplodono, formano un vortice fino a creare un centro di gravità.
Questo fenomeno è dappertutto: come nella formazione delle galassie così nella struttura dell’atomo. E così anche il suono e la musica cominciano a vibrare ad una determinata frequenza creando un vortice ed un centro di gravità.
Questo vortice è un’unità musicale che si esprime in tanti modi per esempio, uno di questi è l’altezza e cioè la nota musicale: il do, il re, il mi ecc. Ogni nota dunque è un tipo di energia vibratoria che mette in moto tutti i meccanismi ad essa collegata ,così per legge naturale, per simpatia, per la legge del simile che attira il simile. Così ogni nota della scala ha una precisa corrispondenza con tanti altri fenomeni che esistono: quali ad esempio i pianeti del sistema solare, la struttura energetica dei chakra, la sequenza cromatica dei colori e via dicendo.
Se prendiamo qualsiasi cosa che cade sotto i nostri sensi possiamo analizzarla ed inglobarla nel sistema delle note.
I chakra hanno caratteristiche molto vicine a quelle musicali proprio perché sono vortici di energia: abbiamo una frequenza- vortice base che potremmo chiamare do o base spinale che vibra ad una velocità x; poi avremo la stessa qualità di vibrazione però al doppio di velocità, e avremo il do all’ottava superiore; oppure una velocità maggiorata di un terzo e avremo la nota sol legata al chakra del cuore. Queste osservazioni non hanno una pretesa scientifica ma servono a darci un’idea di come funziona la vibrazione e quindi anche la musica. E’ chiaro così che agendo su una nota, per esempio suonando una nota do, o sol, noi direttamente agiremo sul chakra corrispondente riequilibrandolo e ridandogli il giusto “tono”.
Questi esperimenti già li faceva Pitagora col monocordo ,dividendo la corda in più punti osservava che ad ogni punto c’era una vibrazione differente che produceva un effetto differente: tant’è che adoperava spesso melodie e suoni relativi ad una vibrazione ad esempio per addormentare i suoi discepoli prima del sonno. E’ come il mito di Orfeo che scese agli inferi col potere della vibrazione e del suono per ammaliare e possedere quindi le forze infernali.

Il suono è vibrazione dunque ed ogni vibrazione ha un effetto preciso sulle cose. L’esempio tipico è quello della famosa polverina che sollecitata dalle corde di un violino si dispone automaticamente secondo interessanti e perfette figure geometriche.
Questi effetti erano noti sin dall’antichità: anche nella Antico Testamento si parla delle trombe che distrussero le mura di Gerico al solo squillo: certamente quello squillo conteneva la vibrazione giusta che era identica alla vibrazione e allo schema di costruzione delle mura di Gerico, per cui il muro dietro sollecitazione della sua stessa struttura finisce col distruggersi. Altri esempi sono ,in parte, il canto gregoriano e gli antichi modi greci

Questo è il vero potere della musica che G.I. Gurdjieff chiamava musica oggettiva, cioè musica non legata alla soggettività del sentimento o della sensazione, per tutti diversa, ma musica legata alla realtà oggettiva. Tale musica così concepita riusciva per esempio a far piovere in un giornata di sole, ad indurre al pianto una persona o ad indurla alla preghiera o in qualsiasi direzione si voleva che la musica mandasse. La figura di G.I.Gurdjieff è molto emblematica per parlare di una dimensione spirituale della musica: il suo sistema dell’Universo si basava proprio sulle note musicale e sulla “legge dell’ottava” una delle tante leggi che governano il cosmo e gli uomini. Tale legge dice che tutte le cose hanno uno sviluppo, un cammino di evoluzione ed involuzione, nulla è mai immobile, questo movimento è simile allo sviluppo della scala musicale per cui si passa da un grado di esistenza ad un altro, per passaggi intermedi fino ad arrivare al punto di partenza ma con una consapevolezza ( o con un’ignoranza) due volte superiore, per cui si dice che si vibra all’ottava superiore: ci sono molti esempi di simili evoluzioni: dal bruco alla farfalla, dal seme alla pianta, dall’uomo al Cristo. E’ la trasformazione da uno stato ad un altro conservando le stesse qualità intrinseche. .Spesso capita che altri processi di ottava e quindi altre evoluzioni vengano ad interferire ad esempio con la nostra, creando alterazioni e modificando la rotta.

Questo scambio e queste interferenze ci sono anche nella nostra musica che ascoltiamo tutti i giorni a casa nostra (certo non in quella oggettiva che forse rimane ancora un’utopia) ,anzi ne sono l’elemento fondante .Sono proprio l’elemento creativo per eccellenza della mente umana che pensa per associazioni. Oggi infatti assistiamo al momento storico si massima creatività dove c’è la contaminazione di generi, stili, linguaggi; la musica è come affrancata dalle leggi compositive tradizionali per spostarsi sul campo della creatività totale grazie anche all’avvento dell’elettronica e della riproducibilità tecnica del suono.
Questa enorme mole di materiale sonoro deve essere nuovamente regolamentato da conoscenze adeguate.
Sia chi suona o compone, sia chi ascolta musica, deve cominciare a rendersi conto degli effetti che la musica provoca su di sé e sugli altri Una volta che abbiamo acquisito queste conoscenze possiamo godere e sentire l’effetto della musica in noi e nel mondo.
Una grande rivoluzione musicale è in atto,( e non solo nella musica!):stiamo assistendo al più grande miracolo che la storia potesse farci, stiamo cominciando a vivere il suono ,il suono e le cose si fanno vive ,grazie a noi, grazie alle nostre conoscenze, grazie alla nostra disponibilità e alla rinnovata coscienza del suono e delle cose tutte. E’ assolutamente necessario per l’uomo contemporaneo svegliarsi a simili meraviglie. Possiamo veramente vivere la vita e non esserne vissuti. Wagner già preconizzava questo momento affermando che “..la musica, uscita dalle mura del tempio (il tempio come accademia, come nozione) vivificherà tutte le cose della natura…”



Seconda parte


Nella prima parte abbiamo trattato di ciò che c’è oggi di spirituale nella musica, cosa è musica spirituale e quali sono gli aspetti fondamentali, i linguaggi, l’ispirazione per parlare poi della musica come vibrazione e della “legge dell’ottava” concludendo su quanto fosse necessario per l’uomo contemporaneo risvegliarsi al potere spirituale della musica fatto di conoscenza e coscienza del suono e dei suoi effetti

Dunque per svegliarci alla musica occorre saper riconoscere per prima cosa i suoi effetti su noi stessi.
La musica e formata da almeno 3 elementi essenziali; la melodia, l’armonia, il ritmo, ( più un quarto che può essere la dinamica)
Ciascun elemento agisce in noi come una lama, penetra e ci attraversa anche se noi ne siamo inconsapevoli.
Non è facile fare una classificazione degli effetti di questi elementi poiché sono tra di loro concatenati e referenti.
In particolar modo la melodia suggerisce una sequenza di eventi, una concatenazione di fatti, di pensieri, di momenti che agiscono nella nostra mente rendendoci nervosi, calmi, sereni ecc. la melodia è associata al pensiero per la sua funzione nobile, è il pensiero per eccellenza.
Non esiste comunque melodia che non sgorghi da un fondamento armonico, infatti noi pensiamo una melodia in base alla sua connotazione armonica: anche se non lo sappiamo ogni volta che cantiamo un motivetto si genera un movimento armonico inconsapevole, conosciuto solo dalla nostra memoria sonora, dell’orecchio inconscio.
Questo per dire che, come i pensieri sono collegati al sentimento e all’umore così la melodia è collegata all’armonia.
Il nostro cuore ,in nostri affetti, i nostri sentimenti rispondono al rapporto armonico tra i suoni .Infatti un accordo maggiore apre il nostro cuore all’esterno e ci dispone all’accoglienza, all’apertura mentale e spirituale, al rapporto con gli altri. Viceversa un accordo minore ci induce all’interiorità, al dialogo con se stessi, alla riflessione e al raccoglimento (tutti i temi nostalgici sono in minore)
Infine il ritmo è la fisicità: i suoni esistono perché hanno un tempo e uno spazio dove esistere, dove “incarnarsi”, dove hanno la loro storia, per cui il ritmo è sempre collegato al corpo nella sua materialità.
La dinamica infine, che possiamo chiamare un quarto elemento, ci collega alla spazialità, alla misura,alla sensazione dello spazio, dell’esserci, della presenza.

Anche gli intervalli di cui abbiamo parlato precedentemente significano, nella nostra mente codificata, a precise sensazioni.
L’Intervallo di unisono (do-do) il primo intervallo, produce l’essere primo, l’atto contemplativo, il punto di partenza e il punto di arrivo ,la conoscenza e l’amore di sé ,l’unanimità ( i cori gregoriano sono cantati all’unisono per esprimere il medesimo sentimento).
L’intervallo di seconda (do-re) produce la sensazione dell’altro da sé, del mondo esterno, della relazione, del confronto.
L’intervallo di terza (do-mi) invece ci mette ancora una volta in contatto con noi stessi favorendo l’incontro e la conoscenza di sé.
L’intervallo di quarta (do-fa) ci dà il senso del limite della misura, della completezza e della compiutezza, proprio perché con la quarte finisce una piccolo ciclo evolutivo (era l’antico tetracordo greco).
L’intervallo di quinta (do-sol) apre la dimensione di un nuovo mondo di un nuovo ciclo, derivato dal precedente, e di un nuovo cosmo, è l’inizio di un racconto nuovo, di un altro episodio.
L’intervallo di sesta (do-la) ci pone per la terza volta in contatto con noi stessi (essendo la sesta una terza rovesciata) esprimendo una dualità interno- esterno
L’intervallo di settima (do-si) è il più misterioso, il più sublime degli intervalli, essendo vicino all’ottava, ci dà già un anticipo della metà finale del nostro viaggio. Il si, già contenuto nel do di arrivo, dà la spinta, l’entusiasmo, la forza e la tensione di arrivare e ci sospinge con una dolce forza verso il suo centro di riposo.
Infine l’intervallo di ottava ci permette di abbandonare definitivamente il vecchio per il nuovo.

Questi sommariamente sono gli effetti degli intervalli sulla nostra psiche, tutte le vibrazioni ne hanno, pure l’illuminazione del Buddha è dovuta ad una considerazione sul suono, che è il Verbo, che è l’essere.
Il suono è il verbo ,l’essere, infatti io suono e il verbo Io Sono, sono la stessa cosa. La musica esprime il Mistero della Vita, anche se siamo ancora lontani del comprenderla.
Io Sono è un azione che ci dà il senso fondamentale della vita. Infatti io sta per un’entità, un numero, un soggetto che per sua natura è, quindi “sono”, cioè suona, cioè “è” :Dio disse a Mosè io sono colui che sono .E’ l’essere per eccellenza. Tutte le cose sono perché Lui è.
Occorre tornare a questa consapevolezza attiva e formulare la frase Io Sono perché lì c’è il succo della vita.
L’ io, essendo un soggetto, è la manifestazione dell’Essere, è l’Essere che sia fa agente, quindi soggetto.
Un soggetto è una immagine, un nome ,un’identità .Infatti l’io è un’immagine.
Tutte le cose sono inizialmente una immagine ,immagini contenute nella mente di Dio, ogni immagine ha dunque la sua musica proprio perché è qualcosa.
Se noi proviamo ad “immaginare un ‘immagine” se facciamo attenzione, ne percepiremmo anche il verso e il suono che fa., come un bambino che conosce il verso di ogni cosa che vede e ne vuole udire il suono.
Un bosco ad esempio avrà il suo suono, una montagna il suo suono, anche una persona, un fatto, una storia, tutto ha una musica propria.
Questo concetto sarà la base della rivoluzione musicale in atto.
Spesso quando abbiamo un’immagine negativa di noi spesso ne subiamo le conseguenze con eventuali disturbi psicosomatici ed addirittura fisici, mentre un’immagine positiva conformerà automaticamente tutto il nostro essere verso quell’immagine che abbiamo di noi. Perciò è molto importante visualizzare positivamente sempre la nostra immagine e l’opinione che abbiamo di noi.

È la forza dell’immagine creativa (e non l’immaginazione oziosa) che ci dà il senso e il sapore delle cose. Tutto il processo creativo che sta alla base della ”Musica Intuitiva” poggia sul concetto di immagine e quindi di sensazione e di energia.
Il termine “Musica Intuitiva” è stata coniato dal compositore K.Stockhausen, che abbiamo citato in precedenza. Stockhausen prevedeva che il musicista mentre suonava entrasse in contatto con un livello superiore della mente per “captare” quelle che erano le entità, cioè le immagini e quindi i suoni che stavano di là da un ascolto tradizionale: il musicista appunto intuisce quale sia il suono e la musica di una determinata situazione, di una frase, di una qualsiasi sollecitazione , e crea la forma della musica al momento, improvvisando sul suo strumento. Questo processo si richiama quindi alle facoltà intuitive latenti nell’uomo per accedere a forme di esistenza di là dal consueto.
Anche il compositore Giacinto Scelsi aveva un rapporto con un aldilà del suono e della mente, o meglio cercava di esprimere con gli strumenti musicali ciò che un orecchio interno suggeriva, melodie e strati di suoni, ritmi che si scioglievano con un ascolto attento della propria interiorità. Il suo suono era inscindibilmente legato alla vista della luce interiore: anzi il suono era la luce e la luce era il suono. Ed è così anche per alcuni insegnamenti orientali: la verità si manifesta sotto forma di luce e di suono: che sono i due fenomeni primi della manifestazione e della rivelazione di Dio: è un po’ come l’energia elettrica del lampo e del tuono insieme.

Abbiamo cercato di tracciare alcuni indizi per parlare della dimensione spirituale della musica che spesso rimane nascosta, poiché ci si ferma alla comprensione puramente estetico - artistica, alla comprensione di costume, di società e di culture, oppure ancora di sentimentalismo , di distrazione, di divagazione, di divertimento, di aggregazione ecc. E’ vero, la musica è anche tutte queste cose, ma potremmo comunque conoscerla, attraverso una coscienza del suono, anche nel suo senso più profondo, che è quello in fondo che gli è più peculiare: il senso spirituale e metafisico: il senso del Mistero.



Settembre 2000




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